venerdì 30 dicembre 2016

Il Tabernacolo delle Fonticine. Un capolavoro ritrovato

A volte ritornano…a splendere. Piccoli capolavori artistici disseminati negli angoli della città, per decenni avvolti nell'oblio, protagonisti dell’incuria urbana e dell’indifferenza generale. La polvere, il degrado, le ferite inferte dall'intemperie diventano i tratti somatici di queste malinconiche icone di un’abbondanza artistica inversamente proporzionale agli investimenti pubblici destinati al capitale culturale italico. Asimmetria di cui spesso cadono vittima anche esempi ben più illustri e conosciuti. Crowdfunding, finanziamenti di privati e art bonus sono le recenti frecce innestate sull'arco delle iniziative a sostegno del patrimonio pubblico culturale.  
Ristretto tra i negozi che con ritmo serrato scandiscono i fianchi di via Nazionale, alla confluenza di via dell’Ariento con la vista sulla distesa di barrocci del mercato di San Lorenzo e sulle Cupole della basilica omonima. Testimone del sottostante traffico cittadino e dell’incurante via vai antropico multilingue, incessanti giorno e notte. Vituperato dal tempo che fende in superficie e in profondità, come un veterano di guerra segnato sul corpo e nell'anima. Poi le impalcature, i tubi metallici che lo recingono, le tecniche salvifiche e le mani delicate dei restauratori restituiscono ad antico splendore il cinquecentesco Tabernacolo delle Fonticine.


La “rinascita” è frutto, secondo quanto twittato dal Comune di Firenze, di otto mesi di restauri e un esborso economico di quasi 90 mila euro elargito interamente da un ente privato, l’Istituto internazionale di studi Lorenzo de’ Medici, a cui spetteranno anche le future spese di manutenzione del bene per evitare pericolose ricadute di decoro.
Il Tabernacolo è costituito da una struttura architettonica in pietra serena delimitata agli estremi da colonne sormontate da un arco a tutto sesto. Al suo interno è ospitato un grande bassorilievo in terracotta invetriata policroma, realizzato nel 1522 da Giovanni della Robbia, raffigurante la Madonna col Bambino fra i Santi Barbara, Luca, Jacopo e Caterina sovrastati dal Padre Eterno, Spirito Santo e angeli. Una cornice floreale, con teste di santo, racchiude la scena sacra.




E’ l’opera più prestigiosa tra quelle commissionate dalle cosiddette “Potenze festeggianti”, compagnie laiche rionali dai nomi altisonanti composte da popolani dedite all'organizzazione di esibizioni, sbandieramenti, spettacoli, banchetti e finti combattimenti che sovente degeneravano in risse e sassaiole. Attive dalla metà del ‘300 ai primi decenni del ‘600, le potenze furono liberalmente sovvenzionate dai Medici perché considerate una valida valvola di sfogo e distrazione dalla politica per il popolo minuto. Ingente la liquidità di fondi nelle casse del “Reame di Biliemme”, tale da potersi permettere di incaricare la bottega dei Della Robbia per la realizzazione del Tabernacolo.
Il nome “Fonticine” deriva dalle sette cannelle a forma di protomi di cherubini da cui zampilla acqua nella vasca marmorea ai piedi del tabernacolo.



Gli interventi conservativi e di consolidamento hanno coinvolto l’intero tabernacolo che presentava un’omogenea precarietà nel suo complesso. Un restyling a 360 gradi dalla struttura in pietra serena alla copertura in scaglie di laterizio, dalla pala invetriata al serramento vetrato, dalla vasca marmorea all'impianto idrico. Adesso non rimane che togliere le transenne che stazionano davanti al tabernacolo e finalmente Firenze avrà un gioiello in più di cui fregiarsi. 

























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venerdì 9 dicembre 2016

Orsanmichele la chiesa-museo nel cuore di Firenze


Ritagliatevi un’ora di tempo in uno dei lunedì centrali del mese (né il primo né l'ultimo per intendersi) e recatevi in via dei Calzaiuoli a Firenze. Avrete l’occasione di visitare un gioiello architettonico nel pieno cuore di Firenze, ad ingresso gratuito per di più. Mi preme sottolineare il lunedì non perché voglia riempirvi l’agenda d’inizio settimana o perché mi rivolga esclusivamente ai parrucchieri. Ma, battute a parte, semplicemente perché è l’unico giorno della settimana in cui è possibile visitare l’intero complesso di Orsanmichele, l’edificio trecentesco metà chiesa e metà museo che sorge tra Palazzo Vecchio, Piazza della Repubblica e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. 



Curiosa la sua storia, straordinari i suoi apparati decorativi e strategica la sua posizione. Le origini di Orsanmichele risalgono all’epoca longobarda e più precisamente all’VIII secolo, anche se la prima citazione ufficiale è datata alla fine del secolo successivo. Sorgeva in questo luogo, circondato da campi e orti, un oratorio dedicato a San Michele che assunse il nome di San Michele in orto proprio per il contesto agreste che lo circondava. Da lì fu breve il passo, nel gergo popolare, all’abbreviativo Orsanmichele.

Nel 1239 il comune decise di abbattere l’oratorio e sulle sue macerie, come riporta il Vasari nelle Vite, su progetto di Arnolfo di Cambio sorse “di mattoni e con un semplice tetto di sopra, la loggia et i pilastri d'Or S. Michele dove si vendeva il grano”. Via il silenzio, le preghiere e lo spiritualismo; al loro posto le grida di contrattazione, gli scambi di granaglie, il caotico andirivieni dei mercanti. Due colonne della loggia furono affrescate con immagini della Madonna e di San Michele Arcangelo come commemorazione del culto un tempo praticato in questo luogo.

Nel 1337 l’Arte della Seta commissionò agli architetti Francesco Talenti, Benci di Cione e Neri di Fioravante la ricostruzione dell’edificio andato distrutto in un vasto incendio nei primi anni del 300. Fu realizzata una loggia che offriva riparo alle granaglie e alla splendida “Madonna delle Grazie” di Bernardo Daddi, inserita successivamente nell’altare monumentale dell’Orcagna che ancora oggi esalta l’interno della Chiesa di Orsanmichele. 
 

Nonostante le vicissitudini e la funzione commerciale imposta a più riprese, la primitiva vocazione religiosa di Orsanmichele non cessò mai di esistere. Anzi. Nel 1380 prese nuovamente vigore con l’ampliamento della struttura che fu innalzata di due piani: al piano terra le arcate della loggia furono chiuse con trifore in stile tardogotico e vetrate dipinte e l’ambiente fu consacrato alle funzioni religiose; i due piani superiori furono destinati a deposito del grano che veniva movimentato verso il piano terra attraverso canali e feritoie (ancora oggi visibili) scavati nei pilastri della struttura. 



La chiesa conservò l’originaria forma della loggia a pianta rettangolare, inconsueta per un ambiente religioso, che influenzò la disposizione degli spazi interni. L’altare della Madonna delle Grazie non fu collocato al centro come ogni altare maggiore, ma spostato sulla destra per la presenza del pilastro di fondo. L’organicità degli spazi fu bilanciata sulla sinistra dalla presenza dell’altare votivo di Sant’Anna con il gruppo scultoreo con Sant’Anna, la Madonna e il Bambino di Giuliano da Sangallo. Le volte del soffitto e i pilastri conservano integra l’elegante decorazione parietale di fine Trecento.

I quattro lati esterni dell'edificio furono ornati da quattordici tabernacoli con le statue dei santi patroni di tredici corporazioni delle arti fiorentine e del Tribunale di Mercatanzia (l’organo che giudicava le controversie commerciali tra i componenti delle varie corporazioni). Le varie arti scatenarono una competizione artistica commissionando le proprie statue tra il ‘400 e il ‘600 ai maggiori artisti presenti sulla scena fiorentina: Nanni di Banco, Brunelleschi, Ghiberti, Donatello, Giambologna, Andrea del Verrocchio per citare qualche nome. 

Le sculture oggi visibili all’esterno sono fedeli riproduzioni degli originali che, opportunamente restaurati, sono custoditi (se si esclude il San Giorgio di Donatello al Museo del Bargello) nel salone al primo piano. Costituisce questo, insieme al livello sovrastante, la parte museale dell’edificio restituita a splendore da intensivi lavori di restauro e consolidamento avviati dal 1960. Nei secoli è mutato il contenuto ma si è preservata la loro destinazione a deposito: ex granaio, ex Archivio dei Contratti e dei Testamenti nel 500 sotto Cosimo I, ora galleria di splendori scultorei e “museo di se stesso”. Due magnifici saloni, collegati da una stretta scala elicoidale, valorizzati dalle imponenti bifore, dalle volte a crociera in mattoni e dagli affacci unici ai cui si gode un panorama mozzafiato sui tetti e sulle meraviglie architettoniche che lo circondano. 
 
Sembra di poter sfiorare la Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio o la Cupola del Duomo, sospesi tra i centri nevralgici del potere civile e di quello religioso. Due anime che convivono nella stessa Orsanmichele e nella sua perfetta sintesi tra luogo sacro ed spazio pubblico.

Questa la parte che rischiereste di perdervi in un giorno qualunque. Eccetto il lunedì. 





Dove: Via Arte della Lana, 1 Firenze
Quando: la chiesa è aperta tutti i giorni con orario ore 10-17; il museo delle sculture è aperto il lunedì con orario 10-17, chiuso il 1° e ultimo lunedì del mese.
Costo: ingresso gratuito


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