sabato 27 febbraio 2016

Le Cappelle Medicee: quando l'arte diventa l'antidoto della morte

A distanza di qualche anno torno a far visita alle Cappelle Medicee, in occasione della commemorazione annuale dell’ultima discendente di casa Medici, l’Elettrice Palatina, a cui ho dedicato questo post. Luogo di sepoltura per eccellenza dei Signori di Firenze, le Cappelle Medicee fanno parte del complesso monumentale di San Lorenzo che comprende la basilica con la sagrestia vecchia e il tesoro, la biblioteca Medicea Laurenziana, i chiostri e l’archivio capitolare. Un complesso strettamente legato alle vicende della casata dei Medici che fece di San Lorenzo la chiesa di famiglia dove celebrare le principali funzioni religiose che scandirono gli oltre tre secoli della loro storia. 


Il museo delle Cappelle Medicee è a sua volta articolato in una serie di ambienti: la Cripta, la Cappella dei Principi e la Sagrestia Nuova.
La Cripta, a forma ottagonale con robusti pilastri che sorreggono basse volte, è il primo ambiente a cui si accede dopo l’ingresso. Progettata dal Buontalenti, è il luogo di sepoltura di una cinquantina di esponenti della famiglia granducale medicea le cui spoglie sono segnalate da lastre tombali marmoree presenti sul pavimento. Una incisione di dimensioni ragguardevoli ci ricorda come le salme furono collocate nella cripta nel 1791 dal Granduca Ferdinando III di Lorena e la disposizione attuale voluta da Leopoldo II di Lorena tra il 1857 e il 1858. 

Modello ligneo della Cappella di Ferdinando Ruggieri



















Una statua in bronzo, opera di Alfonso Boninsegni, rende invece omaggio all'Elettrice Palatina le cui spoglie riposano in questo luogo.
Al centro della cripta sono esposti una serie di preziosi reliquiari del Sei-Settecento, appartenenti alle collezioni del Tesoro della Basilica di San Lorenzo, contraddistinti da una raffinata quanto preziosa fattura.
Due rampe di scale danno accesso all'ambiente sovrastante la cripta, la cosiddetta Cappella dei Principi, il monumentale mausoleo a pianta ottagonale pensato da Cosimo I nel 1568 per dare il giusto lustro ai sepolcri di famiglia. Ma la costruzione iniziò solamente nel 1602 durante il granducato di Ferdinando I quando l’architetto Nigetti dette avvio ai lavori seguendo il disegno di Don Giovanni de’ Medici, il figlio di Cosimo I che vide in tal modo concretizzarsi il progetto paterno. La fastosità del piano decorativo della sala fungeva da emblema del prestigio mediceo. 



Le pareti, interamente ricoperte da marmi porfidi e graniti intarsiati con pietre dure e materiali pregiati quali alabastri, lapislazzuli, coralli e madreperle, sono il trionfo di quella tecnica di scuola locale chiamata “commesso fiorentino”. Ciò richiese l’impiego di maestranze altamente specializzate, tempi di esecuzione lunghissimi e costi di realizzazione esorbitanti. Delle statue dei granduchi, che il progetto iniziale concepiva nelle nicchie lungo le pareti, ne furono compiute solo due mentre i sottostanti sarcofagi non ospitarono mai le salme per le quali furono pensati.




La copertura della sala con una maestosa cupola illuminata da otto finestroni fu portata a termine dall'Elettrice Palatina mentre la decorazione, con scene dell’Antico e Nuovo Testamento di Pietro Benvenuti, si deve alla dinastia Lorenese.


Ormai da 16 anni la Cappella è interessata dalla presenza di ponteggi che nascondono parzialmente la visione d’insieme dell’ambiente. È in corso d’opera (e forse quasi giunto al termine) un eccezionale intervento di consolidamento strutturale e di restauro del paramento marmoreo della Cappella considerato, dagli addetti ai lavori, uno dei più importanti dell’ultimo ventennio nonché esperienza pilota per le complesse metodologie adottate.
Dietro l’altare due vani nascondono il tesoro di San Lorenzo composto da preziosi reliquiari, vasi di cristallo di rocca e paramenti liturgici donati da Papa Leone X. 

Bandinella di Leone X

A quest’ultimo si deve anche la commissione della Sagrestia Nuova, edificata tra il 1520 e il 1534 da Michelangelo ricalcando la pianta della Sagrestia Vecchia, opera del Brunelleschi. Lo spazio, coperto da una cupola cassettonata, è articolato attraverso l’uso di elementi architettonici in pietra serena che animano le bianche pareti intonacate su cui sono addossate le tombe di alcuni esponenti della famiglia Medici: Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano de’ Medici, Lorenzo Duca di Urbino e Giuliano Duca di Nemours.



Opera di Michelangelo sono anche le statue che animano, con una composizione simmetrica, i sepolcri dei due duchi ai lati opposti della Sagrestia. Giuliano in veste di condottiero con il bastone del comando in mano sovrasta il sarcofago che accoglie le sue spoglie su cui sono adagiate le statue allegoriche del Giorno e delle Notte; Lorenzo, in atteggiamento pensieroso, troneggia all'interno di una edicola sulle personificazioni dell’Aurora e del Crepuscolo. Le figure allegorie hanno corpi possenti, muscolosi, animati da torsioni e con parti non-finite. Simboleggiano l’inesorabile scorrere del tempo a cui nemmeno i più potenti si possono sottrarre: il perpetuo ricordo della loro magnificenza è affidato all'eternità dell’arte.



Coronamento della lanterna della Sagrestia Nuova

Trasferitosi a Roma, l’artista non portò a compimento i monumenti funerari. Lorenzo e Giuliano de’ Medici riposano in una semplice sarcofago a forma di cassa su cui furono posti dal Vasari la Madonna con il bambino, concepita e realizzata da Michelangelo per essere ammirata al centro della Sagrestia, e i Santi Cosma e Damiano opera di allievi del Buonarroti.
Sulle pareti dell’abside, dietro l’altare, sono visibili degli schizzi di disegni attribuibili ai collaboratori di Michelangelo. Disegni realizzati direttamente dalla mano del maestro sono conservati in un piccolo vano al di sotto dell’abside, purtroppo non visitabile per motivi di conservazione.



Dove: Piazza Madonna degli Aldobrandini, 6 - Firenze
Quando: dal lunedì alla domenica con orario ore 8,15 – 13,50 (chiusura biglietteria ore 13,20). Ingresso gratuito la prima domenica del mese; chiuso la 2° e 4° domenica di ogni mese e il 1°, 3° e 5° lunedì di ogni mese.
Costo: biglietto intero € 6,00, ridotto € 3,00


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La commemorazione dell'Elettrice Palatina, ultima discendente della famiglia Medici

La leggenda narra che nel lontano 18 Febbraio 1743 si abbatté su Firenze un violento temporale. Il cielo avrebbe partecipato in questo modo al pianto e al dolore della città tutta per la morte, avvenuta nello stesso giorno, di Anna Maria Luisa de’ Medici l’ultima discendente del ramo granducale della casata regnante.
Quella che le cronache e i dipinti dell’epoca ritraggono come una donna di raffinata bellezza e fascinoso stile fu una delle figure più rilevanti di tutta la dinastia medicea e della storia di Firenze. Si deve infatti alla sua mente illuminata e alla sua sconfinata saggezza se oggi Firenze è quella “perla” ammirata e conosciuta in tutto il mondo per il suo patrimonio storico-artistico.
Ma procediamo con ordine e cerchiamo di ripercorrerne la vita per cogliere appieno la sua grandezza e tributarne i dovuti onori. Avvolgiamo il nastro del tempo fino al 1677 quando Marguerite-Louise d’Orléans, la capricciosa moglie di Cosimo III, dette alla luce a Firenze la sua secondogenita, Anna Maria. Seconda di tre fratelli, Ferdinando e Gian Gastone, fu data in sposa nel 1691 a Giovanni Guglielmo di Sassonia, uomo ricchissimo nonché di alto prestigio grazie alla carica di Principe elettore palatino, assegnata nel Sacro Romano Impero ad un collegio ristretto di sette membri a cui spettava l’incarico di eleggere l’Imperatore.


Da qui il nome di “Elettrice palatina” con cui fu appellata da quel momento Anna Maria che dopo il matrimonio si trasferì a Düsseldorf, presso la corte di Guglielmo, dove fu accolta tra la passione per l’arte, la musica e la lettura.
Un cordone ombelicale, fatto di ricordi e di una fitta corrispondenza epistolare con amici e parenti fiorentini, la tenne saldamente legata alla terra d’origine pur nella quiete e nella serenità conquistata in terra di Germania, nonostante la sterilità le avesse impedito di avere figli.
Il legame con la sua città natale si ricompose nel 1717 quando, dopo la morte del marito, tornò nella sua residenza a Palazzo Pitti dopo un’assenza lunga 26 anni. Ma il destino della famiglia dei Medici era ormai già segnato. Al pari della sorella, sia Ferdinando (morto nel 1713) che Gian Gastone non avevano avuto figli dai loro rispettivi matrimoni e quando Cosimo III perì nel 1723 aveva visto ormai tramontato il desiderio di avere un erede dinastico.

La statua bronzea dell'Elettrice Palatina nelle Cappelle Medicee
Nel luglio del 1737, pochi giorni dopo la morte di Gian Gastone, la Toscana cessò definitivamente di essere sotto il governo dei Medici e passò in mano austriaca, a quel Francesco III di Lorena fondatore con la moglie Maria Teresa d’Austria della dinastia degli Asburgo-Lorena. Estromessa dalle manovre politiche delle potenze europee per l’ascesa alla corona del Granducato di Toscana, l’Elettrice Palatina visse gli ultimi sei anni di vita nell'appartamento a Palazzo Pitti dedicandosi alle sue collezioni e ad opere di mecenatismo. Alla sua devozione per l’arte e la cultura si deve la stesura dell’atto che ha decretato il destino di Firenze per gli anni a venire. A Vienna nell'ottobre del 1737 stipulò con i Lorena il cosiddetto “Patto di Famiglia”, un documento giuridico con il quale sanciva Francesco di Lorena erede di tutti i beni di proprietà della famiglia Medici ad una condizione: tutto ciò che sarebbe servito “per ornamento dello Stato, per utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri, non ne sarà nulla trasportato e levato fuori dalla Capitale e dallo Stato del Gran Ducato". Un atto di smisurato amore nei confronti della sua città e del suo popolo che ha consentito la salvaguardia dei tesori accumulati nei secoli dai propri antenati e grazie al quale ancora oggi possiamo ammirare nel loro splendore la Galleria degli Uffizi, le Cappelle Medicee, la Biblioteca Medicea Laurenziana o Palazzo Pitti.
La convenzione non riuscì comunque a salvaguardare il patrimonio mediceo nella sua interezza. A farne le spese furono le collezioni di gioielli, argenti, pizzi e damaschi smembrate o vendute dai Lorena. Ma ciò non toglie alcunché all'importanza del “Patto” e alla intuizione lungimirante di una donna desiderosa di ancorare indissolubilmente il patrimonio artistico-culturale al luogo a cui apparteneva di diritto. L’Elettrice Palatina è un’antesignana di quel concetto, consacrato dalla legislazione in tempi piuttosto recenti, per il quale la valorizzazione, conservazione, tutela di un’opera d’arte non possono prescindere dalla sua giusta contestualizzazione e dalla fruibilità di un vasto pubblico.
A pieno diritto quindi la commemorazione dell'Elettrice palatina è ufficialmente annoverata tra le ricorrenze e tradizioni popolari fiorentine che ogni anno il Comune celebra.

La tomba di Anna Maria Luisa de' Medici con l'omaggio floreale deposto in occasione della sua commemorazione
 Per il giorno 18 febbraio le celebrazioni prevedono in mattinata la sfilata del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina dal Palagio di Parte Guelfa fino alle Cappelle Medicee dove, alla presenza delle autorità cittadine, viene deposto un omaggio floreale sulla tomba di Anna Maria Luisa. Nell'occasione le Cappelle hanno accesso gratuito (rimando ad un altro post per il racconto della mia visita alle Cappelle) al pari di Palazzo Vecchio, Museo Novecento, Basilica di Santa Maria Novella, Cappella Brancacci e Museo del Bigallo. Palazzo Pitti invece fa da sfondo ad un evento di rievocazione storica del personaggio, con il pubblico che ha l’opportunità di incontrare Anna Maria Luisa de’ Medici nella Sala di Bona della Galleria Palatina.



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martedì 16 febbraio 2016

La nuova vita del Museo dell’Opera del Duomo tra capolavori del passato e ambientazioni moderne.

È finalmente giunto il tempo di visitare il nuovo Museo dell’Opera del Duomo, inaugurato in pompa magna il 29 ottobre 2015 e della cui realizzazione ho già ampiamente discusso in questo post.


Sotto lo sguardo severo del busto di Cosimo de’ Medici si varca la soglia dell’ingresso storico dove un pannello ricorda che “qui passarono Brunelleschi e Michelangelo”. Giusto per chiarire fin da subito che già si sta calpestando un suolo permeato di arte e storia da sempre, da molto tempo prima che questo posto assumesse le sembianze di un museo. In questo luogo infatti avevano sede le officine dell’Opera del Duomo al cui servizio collaborarono le migliaia di maestranze che dettero vita a quella sensazionale impresa collettiva rappresentata dal complesso monumentale di Piazza del Duomo. Un grande cantiere dove, gomito a gomito, umili artigiani, laboriosi manovali e alcuni tra i più grandi artisti di tutti i tempi donarono magistralmente vita alla materia.
Ed è proprio tale natura collegiale e multidisciplinare che viene sottolineata nel suggestivo Corridoio dell’Opera. Appena oltrepassato il Cortile del Ticciati (che ospita la biglietteria) si accede a questo passaggio in chiaroscuro che conserva, incisi su una parete curvilinea, alcuni tra le migliaia di nomi di artisti, architetti, musicisti e umanisti al cui ingegno si deve ciò che ammiriamo ancora oggi in Piazza Duomo.


La scultura, elemento caratterizzante degli edifici del complesso, trova la sua immediata celebrazione nella cosiddetta Galleria delle Sculture, con statue provenienti dal Battistero e dai fianchi della Cattedrale. In fondo alla Galleria è visibile, al di sotto di una porzione di pavimento in vetro, la cupoletta rinvenuta durante i lavori di rifacimento del museo e costruita con la tecnica brunelleschiana a “spina di pesce”, impiegata nella costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore.


Siamo al preludio della magnificenza più pura che si rivela nell’attigua Sala del Paradiso. Questo il nome altamente evocativo del maestoso spazio in cui è ricostruita in scala 1:1 la parte di facciata trecentesca del Duomo, realizzata solo per un terzo dell’altezza prevista nel progetto di Arnolfo di Cambio. Una facciata che il Vasari descriveva ricca di “marmi lavorati, con tante cornici, pilastri, colonne, intagli di fogliami” e nella quale la plastica monumentale si ritagliava uno spazio decorativo-divulgativo assai notevole. La facciata incompiuta fu smantellata nel 1587 per volontà del granduca Francesco I de’ Medici ma, grazie ad un disegno che riproduce fedelmente la facciata di Arnolfo, è stato possibile ricollocare nella posizione originale molte statue ad essa appartenuta.




Sulla parete opposta della Sala risplendono due porte monumentali del Battistero, capolavori di Lorenzo Ghiberti che si aggiudicò il concorso indetto per la loro realizzazione (avendo la meglio su un certo Filippo Brunelleschi). Alte 5 metri e larghe 3, ognuna con due ante bronzee dal peso di 9 tonnellate, le porte sono finemente decorate con rilievi scultorei raffiguranti le storie di Cristo sulla “Porta Nord” (riportate all’antico splendore grazie ad un restauro lungo due anni) e le storie dell’antico Testamento sulla “Porta del Paradiso”. Al di sopra delle porte sono posizionati i rispettivi gruppi scultorei che nel Cinquecento decoravano i due ingressi del Battistero.



Accompagnati da una soave musica sacra si raggiunge l’atrio del Regio Teatro degli Intrepidi, costruito per volere del Granduca Pietro Leopoldo Asburgo-Lorena nel 1778 su un terreno fino ad allora destinato a magazzini e officine dell’Opera del Duomo. Caduto in rovina agli inizi del 1900, divenne un magazzino con conseguente smantellamento di tutti gli elementi architettonici e decorativi. Da questo atrio, su cui si apre lo Scalone Nuovo, si accede a due ambienti particolarmente significativi.
La Tribuna di Michelangelo è lo spazio dedicato ad accogliere il capolavoro di Michelangelo, la Pietà del Duomo (detta anche Pietà Bandini dal nome del primo proprietario). Spoglie pareti bianche in contrasto con il pavimento scuro e al centro, su un piedistallo, il gruppo scultoreo scolpito dal maestro giunto ormai alla soglia degli ottanta anni e pensato come monumento funerario per la propria sepoltura da collocare in una chiesa romana. L’opera mostra uno stato di incompiutezza tipico della maturità dell’artista in cui domina il non-finito, a cui si aggiungono i segni evidenti delle martellate inferte da Michelangelo stesso nel 1555 durante un impeto d’ira teso a distruggere la statua per l’insoddisfazione legata ai difetti trovati nel blocco di marmo e per le ripetute insistenze a completare l’opera che gravavano sull'anziano scultore. 


Il corpo di Cristo, appena deposto dalla croce, è sorretto dalla Vergine accovacciata alle spalle del figlio, dalla Maddalena e da un Nicodemo nel cui volto il maestro riproduce le proprie sembianze. La tecnica del non-finito, che si estende anche ai volti delle figure non abbelliti dalla levigatura, non impedisce all’opera di esprimere quel profondo senso di drammaticità che sta alla base del momento rappresentato. Una riflessione sulla morte perfettamente incarnata dall’intimo dolore della Vergine la cui testa sembra fondersi in quella del figlio in una vicinanza fisica che sembra voler contrastare il distacco della morte.
La Sala della Maddalena prende il nome dalla Maddalena penitente, capolavoro di Donatello scolpito intorno alla metà del XV secolo per il Battistero e qui ospitata al centro della stanza. Un’opera insolita sia per il materiale impiegato, intagliata nel legno secondo una tradizione di epoca medioevale, sia dal punto di vista iconografico che trasforma la classica donna giovane e seducente in un’anziana nuda con le mani giunte in preghiera, coperta dai lunghi capelli che a mo’ di vestito scendono su un corpo scarno, provato dai digiuni e dalle penitenze.


Lo Scalone Nuovo ci conduce al primo piano dove prosegue il viaggio all'interno del museo in un perfetto connubio tra eccellenze artistiche e moderni allestimenti museali che valorizzano al massimo il patrimonio e rendono gli ambienti stessi un museo nel museo. È il caso della Galleria del Campanile dove sono accolte le sedici statue monumentali e i cinquantaquattro rilievi che abbellivano le pareti della torre campanaria di Santa Maria del Fiore. 





Tra le statue ampie aperture tralasciano apparire scorci sulla sottostante Sala del Paradiso e sulla monumentale ricostruzione della facciata del Duomo, visibile dall'alto in tutta la sua interezza dall'attiguo Belvedere del Paradiso.

 


La Galleria della Cupola è dedicata ad una delle opere più geniali che la mente umana abbia mai partorito, a quella “struttura sì grande, erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani” per dirla con le parole di Leon Battista Alberti. Viene celebrato il talento architettonico e ingegneristico di Filippo Brunelleschi, con modelli lignei quattrocenteschi della cupola e attrezzature “da cantiere” dell’epoca su cui domina un plastico moderno, originalmente sospeso in aria, che con l’ausilio di un video didattico illustra le unicità di questa struttura la cui fama nel mondo è pari alla innovazione e influenza apportate nel campo dell’architettura.





Anche il secondo piano ha la sua bella galleria, speculare rispetto alla sottostante Galleria del Campanile, dedicata ai setti modelli lignei che furono progettati per quel rifacimento della facciata medievale del Duomo a cui ho già accennato in precedenza. Il Belvedere della Cupola offre invece un affaccio panoramico sulla Galleria della Cupola. 


A questo punto non rimane che salire l’ultima rampa di scale, raggiungere il terzo piano e uscire sulla Terrazza Brunelleschiana: questa volta l’affaccio sulla Cupola è reale. È una visione scenografica, vivida, emozionante, il degno finale per un percorso museale dai tratti estatici.




Dove: Museo dell’Opera del Duomo, Piazza del Duomo 9, Firenze
Quando: tutti i giorni con orario 9.00 – 19.00. Chiuso il primo martedì di ogni mese.
Costo: biglietto unico €15 che comprende l’ingresso a tutti i siti del Grande Museo del Duomo (Museo dell’Opera del Duomo, Cupola di Santa Maria del Fiore, Campanile, Battistero di S. Giovanni, Santa Reparata) con validità 24 ore dall'accesso al primi monumento. 


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mercoledì 3 febbraio 2016

Un angolo di prezioso verde nel cuore di Firenze. L’Orto Botanico

È il 19 Settembre 2014. Una grandinata di proporzioni eccezionali associata ad una tromba d’aria causa danni ingenti in varie zone di Firenze. Particolarmente colpita risulterà essere la zona di Piazza San Marco, dove si trova l’Orto Botanico: il 90% del patrimonio arboreo viene abbattuto o seriamente rovinato dalla furia del terribile evento atmosferico. Alberi spezzati e piante sradicate ma non solo. Anche le infrastrutture, tra cui le coperture in vetro delle serre e i tetti dei laboratori didattici, subiscono seri danneggiamenti. La stima finale dei danni ammonterà a circa un milione di euro. L’Orto Botanico è in ginocchio, deve affrontare l’evento più catastrofico che a, memoria storica, lo abbia mai colpito nei suoi 470 anni di vita, cioè da quando nel 1545 Cosimo I dei Medici prese in affitto un terreno di proprietà delle suore domenicane del Monastero di San Domenico in Cafaggio per far coltivare piante medicinali a fini di studio.

  

Ci sono voluti otto lunghi mesi di lavori (durante i quali l’Orto è stato chiuso al pubblico), ingenti finanziamenti da parte dell’Università di Firenze e della Regione Toscana e un progetto di crowdfunding, a cui hanno contribuito cittadini, associazioni e aziende, per far rinascere quello che è il terzo Orto botanico al mondo per antichità. I fondi raccolti sono stati utilizzati per la piantumazione di quattro aree nei pressi degli accessi con circa 500 piante dai colori vivaci quali ortensie giapponesi e azalee pregiate. L’intento è quello di rendere il giardino più colorato e attraente anche per chi lo osserva dall'esterno. Il giallo, il rosso, il rosa, il blu e il bianco dei fiori incarnano i colori della rinascita, l’emblema della “rifioritura” del giardino dopo la terribile distruzione sofferta.




Disegnato da Niccolò detto Il Tribolo e realizzato sotto la direzione di Luca Ghini, l’Orto Botanico fin dalla sua origine fu chiamato “Giardino dei Semplici”, nome che ancora oggi lo identifica, perché le piante medicinali a cui era destinato erano dette “semplici”.
Nel corso dei secoli la collezione di piante è andata costantemente accrescendosi, sia nella varietà che nel numero, al pari del prestigio assunto a livello internazionale dall'orto.
Attualmente il Giardino dei Semplici occupa un’area di oltre due ettari nel cuore della città e rappresenta una delle otto sezioni in cui è articolato il Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze, il più importante museo naturalistico italiano e uno dei maggiori nel panorama internazionale.



Gli spazi all'aperto, dove svettano i cinque alberi censiti dalla Regione Toscana come “monumentali” tra i quali il Tasso piantato nel 1720 dall'allora Direttore Micheli e la Sughera del 1805, sono divisi in aiuole tematiche. Qui è possibile passeggiare tra piante alimentari, velenose o carnivore, osservare un giardino zen o quello all'italiana caratterizzato da una variegata collezione di rose antiche e moderne. 




La grande vasca centrale del XIX secolo e quelle più piccole disseminate nel giardino sono l’habitat di Ninfee, fiori di Loto e altre piante acquatiche.
Parte delle collezioni del giardino si trovano nel complesso delle grandi serre, edificate alla fine del XIX secolo, suddivise in “serre calde” e “serre fredde”. Questi ambienti ospitano piante tropicali e subtropicali, agrumi, ficus, la curiosa sezione delle spezie nonché quella di grande interesse scientifico delle piante fossili Cicadee.



Il visitatore può scegliere di muoversi in assoluta libertà o seguire specifici percorsi tematici segnalati da totem cromatici che guidano nella visita. Un tocco di tecnologia è offerto dalla recente installazione in vari punti del giardino di beacons, piccoli localizzatori che attraverso il segnale bluetooth e l’utilizzo dell’applicazione gratuita “Nearbee” (disponibile per smartphone e tablet) forniscono informazioni dettagliate sull'area in questione. Costituiscono in pratica delle piccole guide interattive a portata di clic.
Appositi percorsi sono stati pensati e realizzati per i visitatori non vedenti o ipovedenti coinvolgendo il tatto e l’olfatto: disponibili una mappa e una segnaletica in braille per orientarsi e avere indicazioni sulle collezioni a cui si aggiunge una sezione con piante sistemate ad altezza d’uomo da odorare e toccare.
Ulteriori percorsi “sensoriali” sono in fase di progetto a testimonianza del dinamismo che contraddistingue la vita dell’Orto Botanico che, come sottolineato dal Presidente del Museo di Storia Naturale di Firenze Guido Chelazzi, non solo ha saputo rialzarsi dalla sventura capitata nel 2014 ma da questa ha tratto una spinta per un vigorosa rilancio del giardino. Uno spazio verde che merita l’attenzione di tutti: studiosi, appassionati e “semplici” curiosi.


Dove: Via Pier Antonio Micheli 3 - Firenze 
Quando: dal 1 aprile al 15 ottobre tutti i giorni eccetto il Mercoledì con orario 10-19; dal 16 ottobre al 31 marzo il sabato e domenica con orario 10-16. Chiusura: 1 gennaio, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, 25 dicembre
Costo: biglietto unico € 3,00

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